Altre mete

le altre città della provincia:

ComisoCittà dell’arte
Il Castello aragonese è caratterizzato da un maschio di forma quadrangolare (sec. XVI) e dall’altro da un battistero bizantino di forma ottagonale (sec. III-IV d.C.). La Chiesa S. Biagio (IV – XVII secolo). Piazza Fonte Diana, per l’antica presenza della fonte, è da sempre al centro della vita comisana. Nei pressi gli scavi archeologici delle terme romane (sec. II-III d.C.) ed utilizzate fino al periodo bizantino (sec. IV-V d.C.). L’Ex pescheria, il Mercato Vecchio con un elegante loggiato, oggi ospita il Museo di Storia Naturale e la sede della Fondazione “G. Bufalino”. Santuario di S. Francesco All’Immacolata, risalente al XIII sec. fu scelto dai Naselli come cappella-mausoleo, nella quale si può ammirare il monumento funebre, realizzato dal Gaggini, dedicato a Baldassarre Naselli. Chiesa di Maria SS. Annunziata ristrutturata su progetto dell’arch. G.B. Cascione Vaccarini in stile neoclassico a tre navate. L’interno è arricchito di opere di notevole importanza, tra cui la statua di S. Nicola (sec. XVI) e due tele di Salvatore Fiume (1983). Chiesa Madre, distrutta dal terremoto del 1693 dell’originaria costruzione rimangono i pilastri ed il sesto acuto della navata centrale. Ex chiesa del Gesù – sala Pietro Palazzo, fu fatta costruire nel 1616. La chiesa, sconsacrata in seguito all’Unità d’Italia, fu tagliata da un tramezzo orizzontale e usata come deposito della Manifattura Tabacchi, all’interno presenta un bellissimo soffitto ligneo con riquadri in cui sono raffigurate scene della vita di S. Filippo Neri.

VittoriaCittà del Liberty
Il Castello del 1607 fu adibito a carcere rimanendo tale fino agli anni 50 del XX secolo, sarà presto sede del “Consorzio del Vino Cerasuolo”. La Basilica di San Giovanni Battista fu consacrata nel 1734. L’interno è diviso in tre navate ed è ricco di marmi, di dorature, di stucchi, di statue e di affreschi. Numerose le opere che vi si custodiscono a cominciare dal Fonte Battesimale, ornato da un grande dipinto che rappresenta il battesimo di Cristo: la tela, di chiaro influsso caravaggesco è databile intorno al 1700. Centro della Città è Piazza del Popolo con il bellissimo Teatro in stile neoclassico progettato nel 1863 dall’architetto Giuseppe Di Bartolo Morselli. La chiesa e il convento delle Grazie fu completata nel 1754. La Chiesa contiene parecchie opere d’arte frutto anche di donazioni e lasciti che i Vittoriesi fecero dal 1653 in poi. Tra i palazzi importanti della città ricordiamo Palazzo Iacono oggi palazzo di Città, Palazzo Leni-Spadafora in via Cavour, Palazzo Iacono-Mazza sempre in via Cavour, Palazzo Carfì-Pavia, Palazzo Traina in stile gotico-veneziano, con portico a loggetta affreschi interni di Vito Melodia e della sua scuola. Un bell’esempio di archeologia industriale è l’edificio dell’ex centrale elettrica costruita dal 1890 in poi realizzata su parte dell’area del Monastero di Santa Teresa. Non mancano altri esempi di archeologia industriale a memoria del passato vinicolo, resti di antiche distillerie del consorzio agrario dei Withaker e dei Florio.

Donnafugata: il castello
Caratterizzato da un’architettura insolita, esempio affascinante di un mirabile eclettismo, risultato della successione e della sovrapposizione di interventi voluti dai diversi proprietari, ma certamente non estraneo al gusto dello stesso Corrado Arezzo, con la sua voracita’ culturale e la sua variegata poliedricita’ d’interessi, ma anche ricco di particolari preziosi, destinati ad affiancare ampi spazi luminosi a tutto un gioco interno di ambienti incastonati l’uno nell’altro in un mosaico di tessere, il castello di Donnafugata e’ esempio emblematico di quella attenzione delle famiglie aristocratiche siciliane per la casa di campagna, sorta di elegante dimora del proprietario per molti mesi dell’anno, ma anche luogo deputato per sorvegliare e verificare l’andamento agricolo del latifondo. Nella vicenda del castello di Donnafugata dobbiamo precisare che si sono sovrapposte in esso ben tre mani: il barone Francesco, il figlio Corrado e la nipote Clementina, cui si deve il completamento della loggia frontale e la torre quadrata di rinforzo sul lato nord-est.